Musicisti che dicono no al PD

C’è il logo del Pd, niente musica punk a Ferrara

«Non ci piace il ruolo di testimonial di una organizzazione golpista di destra». La storica band degli Impact non suonerà a una festa democrat [Checchino Antonini]

 


di Checchino Antonini

Il Pd inganna i suoi elettori, dice di essere di sinistra ma governa con Berlusconi. Scordatevi la nostra musica. Questa è la sintesi di questa storia.

Dovevano suonare con gli Adolescents il 3 di agosto, così diceva il cartellone fin da aprile. Ma ora il nome degli Impact, storica band hard-core di Ferrara, è sparito dalle locandine di What is Rock, festival in corso a Portomaggiore, vicino a Ferrara, appunto. Dalla notizia, lanciata dal sito Estense.com, siamo approdati alla pagina facebook del gruppo per scoprire che «molti tra coloro che leggono possono facilmente immaginare le ragioni della nostra retromarcia, tuttavia con l’avvicinarsi della data del 3 agosto vogliamo renderle esplicite. Sarà anche il nostro modo di chiedere scusa a tutti coloro che legittimamente si indignarono di fronte alla nostra scelta di prendere parte a quella manifestazione nell’agosto 2011», scrivono Gigo, Don Diego e Janz, un pezzo della storia del punk italiano degli anni ’80.

«Per chiarezza, What is Rock è un festival finanziato dal Partito Democratico che lo ospita fisicamente all’interno della Festa Democratica di Portomaggiore (FE); in cambio WiR ospita il logo PD su quasi tutti i flyers delle serate accanto a quello di ospiti, partners, ecc.

Nella nostra minuscola città ovviamente questo lo vedono tutti ma sappiamo che altrove il dettaglio non è altrettanto palese. A chi si chiede perché non ci siamo espressi prima rispondiamo che rispetto a tre mesi fa le nostre ragioni oggi sono più che mai evidenti dunque sarà più facile farsi capire. Per quanto ci riguarda, esibirsi e/o collaborare in contesti come quello di una festa del Partito Democratico, a meno che non lo si faccia per esigenze di sopravvivenza, equivale ad alimentare il falso mito dell’appartenenza a sinistra di un’organizzazione invece di estrema destra, palesemente eversiva, guerrafondaia e criminale. Un finto partito che grazie al patto con il suo sodale, l’eversore mafioso S. Berlusconi, ha potuto ingannare la sinistra di questo paese per decenni proponendosi semplicemente come il “meno peggio”. Chi oggi non vede o addirittura nega tale realtà per quanto ci riguarda non può che essere cieco oppure in malafede.

Ammettiamo che stavamo per caderci di nuovo ma per fortuna siamo tornati in noi stessi e abbiamo fatto togliere gli Impact dal cartellone di What is Rock 2013.

A noi piace pensare che almeno su determinate questioni quello dell’intransigenza rimane un valore che in molti dovrebbero riscoprire, specie in quegli ambienti di ispirazione libertaria – come fu anche il movimento hardcore punk – ai quali, malgrado tutto, sentiamo ancora di appartenere.

In pratica, pensiamo che sia necessario ristabilire una certa corrispondenza tra la parola e l’azione altrimenti il ridicolo diventerà inevitabile e almeno per quanto ci riguarda, piuttosto è auspicabile l’auto-estinzione della specie.

Pensiamo inoltre che il mimetismo ideologico di certe organizzazioni sia da combattere senza mezzi termini e che ciò si può fare anche attraverso le proprie prese di posizione; si tratta di piccoli gesti insignificanti che il più delle volte non costano un cazzo ma che argomentati a dovere possono trasformarsi in azione politica esattamente come la scelta della diserzione o la pratica della disobbedienza per un anarchico.

A chi sostiene che la musica non ha niente a che fare con la politica noi rispondiamo che almeno nel nostro caso e nel caso di What is Rock ciò non è affatto vero, come del resto è assai facile verificare in entrambi i casi, e dal momento che a noi non piace l’idea di assumere il ruolo di testimonial di una organizzazione golpista di destra, abbiamo fatto la nostra scelta».

Una scelta assolutamente controcorrente quella del gruppo ferrarese che potrebbe far nascere un dibattito vero nello stagno della scena rock contemporanea: «Purtroppo, a parte il supporto morale di un ristretto numero di individui, fino ad ora non è successo un cazzo. Per noi sarà un’occasione persa ma ce ne saranno altre», sono costretti ad ammettere i musicisti. Popoff rilancia, vediamo se succede qualcosa.

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=82672&typeb=0

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